La frittura

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La frittura è una tecnica di cottura antica, strettamente legata alla disponibilità degli ingredienti e alle occasioni conviviali. Nel tempo ha dato origine a piatti simbolo della gastronomia locale: dalle fritture di pesce alle verdure di stagione, fino a preparazioni festive e popolari. Proprio per il suo valore culturale e identitario, la frittura non va demonizzata, ma utilizzata con consapevolezza, attenzione e moderazione.

Gli oli e il punto di fumo

Quando un olio inizia a fumare, non sta semplicemente “scaldando troppo”: sta entrando in una fase critica. Il punto di fumo è la temperatura oltre la quale l’olio si degrada, produce fumo visibile e sviluppa sostanze nocive, come l’acroleina, un composto irritante per le vie respiratorie. Il punto di fumo non è uguale per tutti gli oli e non è un valore fisso: dipende dal contenuto di acidi grassi liberi, dal grado di raffinazione e dall’uso che se ne fa. Gli oli raffinati, privati di impurità e residui vegetali, risultano più stabili alle alte temperature. Al contrario, ogni riscaldamento ripetuto abbassa progressivamente il punto di fumo: per questo motivo riutilizzare l’olio per friggere è una cattiva abitudine, sia dal punto di vista nutrizionale sia igienico. Per una frittura sicura, che avviene idealmente tra 160 e 180 °C, è consigliabile scegliere oli stabili come olio di arachidi, olio di girasole alto oleico o olio di avocado raffinato. L’olio extravergine di oliva, pur avendo una buona resistenza al calore grazie alla presenza di antiossidanti naturali, esprime al meglio le sue qualità nelle cotture medie, nei soffritti e soprattutto a crudo, dove mantiene il profilo aromatico e i benefici nutrizionali. Gli oli più delicati, come quelli di semi non raffinati, andrebbero invece evitati alle alte temperature.

Acidità dell’olio extravergine: un indice di qualità

L’acidità dell’olio extravergine di oliva indica la quantità di acidi grassi liberi presenti ed è un importante parametro di qualità. Per legge, un olio può definirsi extravergine solo se l’acidità è inferiore allo 0,8%. Valori bassi sono indice di olive sane e lavorate rapidamente, mentre l’acidità aumenta quando le olive sono danneggiate o frante in ritardo. È importante ricordare che l’acidità non si percepisce al gusto e non va confusa con amaro e piccante, che sono invece caratteristiche positive legate alla presenza di polifenoli, potenti antiossidanti naturali.

Pastella o panatura?

La scelta tra pastella e panatura dipende dal tipo di alimento e dalla consistenza finale desiderata.
La pastella crea uno strato protettivo che isola l’alimento dall’olio caldo, evitando che l’interno si asciughi. Preparata con acqua molto fredda, genera uno shock termico che rende la frittura leggera, asciutta e croccante. È particolarmente adatta a verdure come zucchine, carciofi, cavolfiori e fiori di zucca, ma anche a pesce e frutti di mare. La tempura giapponese ne è l’esempio più noto. La panatura o la semplice infarinatura sono invece preferibili quando si vuole valorizzare la consistenza naturale dell’ingrediente o ottenere una crosta più spessa e strutturata, come nella cotoletta alla milanese, nella frittura di paranza o in preparazioni già compatte come arancini e supplì.

I rischi nascosti

Quando si esagera con il calore entrano in gioco alcune sostanze. L’acroleina si forma dagli oli surriscaldati o riutilizzati ed è fortemente irritante. L’acrilammide, invece, si sviluppa negli alimenti ricchi di amido sottoposti a cotture oltre i 120 °C, come frittura, forno e griglia, ed è classificata come “probabilmente cancerogena per l’uomo”. Le quantità assunte con l’alimentazione sono generalmente basse, ma è possibile ridurne la formazione evitando dorature eccessive, preferendo cotture più delicate e mettendo in ammollo le patate prima della frittura per eliminare parte degli zuccheri.

A tavola!

Possiamo quindi stare tranquilli: una frittura ben eseguita, consumata occasionalmente, con pochi ingredienti, olio di qualità e temperatura controllata, inserita in un pasto ricco di verdure, cereali integrali e legumi, non compromette l’equilibrio dell’alimentazione.

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