Alimentazione e Fertilità

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Giugno, riconosciuto dall’OMS come Mese Mondiale della Consapevolezza sull’Infertilità, richiama l’attenzione sul ruolo della nutrizione come fattore modificabile fondamentale nella medicina riproduttiva, sia per la fertilità naturale sia nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). L’educazione alimentare guidata dal nutrizionista è essenziale nella preparazione alla gravidanza – l’inizio dei “primi mille giorni” – durante i trattamenti PMA e nelle successive fasi di gestazione, allattamento e svezzamento. L’obiettivo è contrastare abitudini moderne disfunzionali, caratterizzate da abuso di zuccheri, alcol, cibi pronti e ultra-processati, recuperando il valore terapeutico della tradizione alimentare e promuovendo uno stile di vita consapevole. Le evidenze cliniche dimostrano che l’efficacia dei trattamenti dipende soprattutto dai pattern alimentari complessivi e non dai singoli nutrienti. Un’elevata aderenza alla Dieta Mediterranea aumenta infatti il successo clinico e i nati vivi nei percorsi FIVET/ICSI, in particolare nelle donne under 35. Parallelamente, diete a basso potenziale infiammatorio e ricche di antiossidanti migliorano la recettività endometriale, la qualità ovocitaria e i parametri seminali grazie al consumo di pesce, pollame, cereali integrali, olio extravergine d’oliva, frutta e verdura.

Per la fertilità femminile, il licopene – pigmento rosso presente soprattutto in pomodori, passata di pomodoro, anguria e pompelmo rosa, ancora più biodisponibile dopo la cottura – mostra una correlazione positiva con la conta dei follicoli antrali. Al contrario, l’eccesso di retinolo (vitamina A attiva), derivante dall’abuso di latticini industriali e alimenti ultra-processati come sottilette, formaggini, snack e piatti pronti ricchi di formaggio, presenta una correlazione inversa nelle donne sotto i 35 anni. Inoltre, diete ad alto carico glicemico e ricche di grassi saturi, tipiche di prodotti industriali, dolci confezionati e fast food, alterano l’asse ormonale peggiorando condizioni come la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS). In questo contesto, l’integrazione preconcezionale di acido folico (vitamina B9), presente in legumi, agrumi e verdure a foglia verde come spinaci, biete, rucola e asparagi, contribuisce a ottimizzare i livelli di omocisteina, favorendo l’impianto embrionale e migliorando la qualità dell’embrione.

Sul versante maschile, lo zinco contenuto in ostriche, molluschi, crostacei e semi di zucca, insieme all’acido folico, migliora la concentrazione degli spermatozoi. Il selenio, di cui le noci del Brasile rappresentano una delle fonti principali, ma presente anche in pesce azzurro e cereali integrali, insieme a carnitina e Coenzima Q10, favorisce invece la motilità spermatica. Al contrario, un elevato consumo di bevande zuccherate e soft drinks è associato a un peggioramento del conteggio e della motilità degli spermatozoi.

La consulenza nutrizionale di coppia nel periodo preconcezionale assume un ruolo strategico anche e soprattutto in presenza di obesità e insulino-resistenza, condizioni che compromettono la funzionalità riproduttiva, aumentano lo stress ossidativo, alterano lo spermiogramma e incrementano il rischio di aborto spontaneo. Interventi nutrizionali personalizzati, associati a una regolare attività fisica, risultano quindi essenziali per ridurre lo stress metabolico e modulare favorevolmente l’espressione genica nei tessuti riproduttivi.

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