L’articolo è pubbilcato su The Lancet Psychiatry e si basa sulla valutazione di 83 studi di cui 40 randomizzati controllati e mostra che non ci sono prove sufficienti per affermare che i medicinali a base di cannabinoidi possono migliorare lo stato di salute mentale di persone affette da disturbi depressivi, disturbi d’ansia, da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), dalla sindrome di Tourette, da disturbo post traumatico da stress e da psicosi. Louisa Degenhardt del National Drug and Alcohol Research Center (NDARC) presso l’UNSW di Sydney, in Australia, e autrice principale dello studio riferisce “Fino a quando non saranno disponibili prove da studi randomizzati controllati, non è possibile elaborare linee guida cliniche sul loro uso nel trattamento di problemi di salute mentale.”
Cresce quindi la preoccupazione che questi farmaci siano resi sempre più disponibili per scopi medicinali, trascurando gli effetti avversi di questa disponibilità.
In Italia comunque La prescrizione di cannabis ad uso medico riguarda (DM 9/11/2015) l’impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.
Le prescrizioni si effettuano quando le terapie convenzionali o standard sono inefficaci.
